Cristian Chivu ieri è stato - come sempre - chiaro sul percorso dell'Inter in questa Champions League: così Libero dopo le sue parole.
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Cristian Chivu ieri è stato - come sempre - chiaro sul percorso dell'Inter in questa Champions League. Oggi Libero riparte proprio dalle parole del tecnico nerazzurro a poche ore dalla sfida di San Siro contro il Club Brugge.
"Cristian Chivu sceglie le parole con cura, soprattutto quando i concetti da esprimere possono essere estrapolati dal contesto e usaticontro di lui e la sua Inter. Ecco perché si ferma un attimo quando riceve la classica domanda su cosa sia la Champions League per l'Inter, se un sogno, un'ossessione o un'oссаsione. «Tutti dovremo prestare attenzione a questa domanda. Se si risponde con "sogno" poi il titolo diventa "obiettivo" e non è la stessa cosa». Può sembrare un dribbling mediatico, ma Chivu non aveva quella predisposizione da giocatore e non ce l'ha nemmeno da tecnico. Era un difensore che contrastava е costruiva il gioco, ora è un allenatore che protegge la squadra dai cliché e disegna un percorso gratificante: «Un sogno non per forza si raggiunge. Noi dobbiamo trasformarlo in responsabilità e crearci un'opportunità per arrivare lontano. Ce lo impone lo status dell'Inter». Il tono è pacato ma convinto, come a dire che il cammino europeo inizia ora e il ko (2-1 contro il Real) di Madrid è stato solo un rodaggio che ha portato zero punti ma diversi gradi di consapevolezza al gruppo.
Non che la Champions fosse secondaria l'anno scorso, ma sicuramente nelle sue parole ora c'è la volontà di migliorare un percorso finito troppo presto. Il messaggio è chiaro: percorrere un corridoio che porti alla stanza dorata dove siedono i club più ricchi. E il corridoio è più breve se non si bada al dispendio energetico e si punta alla top-8 per evitare un playoff pericoloso per definizione, Воdo/Glimt insegna. Quindi la prospettiva è fare bottino pieno nelle prossime quattro partite sulla carta alla portata, a partire dal Bruges (alle 21 al Meazza, diretta Sky Sport) dell'ex Sommer per poi passare a Shakhtar, Feyenoord e Stoccarda. Poi, una volta raggiunta la stanza dorata, l'idea è la solita: giocarsela con armi che non si possono comprare sul mercato", si legge.
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