L'ex attaccante sierraleonese compie oggi 47 anni: per lui 65 presenze e 20 gol in nerazzurro

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Possiamo scalare le pareti dell'inferno un centimetro alla volta, diceva Al Pacino in Ogni maledetta domenica, in uno dei più famosi e sicuramente più citati monologhi della storia dello sport al cinema. Mohamed Kallon le pareti dell’inferno le aveva davvero scalate un centimetro alla volta, metaforicamente, ma il rimpianto della sua carriera non era un centimetro ma un po’ di più, forse una ventina.

Inter Milan X
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Kallon è stato un fenomeno di precocità. Giocava già in nazionale maggiore, nella Coppa D’Africa del 1996, a sedici anni, e da giocatore più giovane del torneo segnò il gol decisivo allo scadere contro il Burkina Faso. La Sierra Leone però non è un posto tranquillo dove crescere negli anni Novanta: un conflitto civile attraversa il Paese. Quando segna quel gol Kallon però è già in Svizzera, al Lugano. Lo ha comprato qualche mese prima l’Inter. Se Ulisse ci aveva messo dieci anni a tornare a Itaca, Kallon ne impiega sei prima di varcare il cancello della Pinetina: un prestito in Svizzera e ben cinque in Serie A: Bologna, Genoa, Cagliari, Reggina e Vicenza. È in Veneto che fa il salto di qualità, con Luca Toni forma una coppia gol molto interessante e convince l’Inter a farlo tornare alla base. È l’estate del 2001, e tutti i tifosi si interrogano su quale sarà la coppia gol nerazzurra. Di punte ce ne sono tre che, sono tutti sicuri, giocheranno per forza. Vieri, Ronaldo e Recoba. Come farli coesistere? Beh, nelle prime giornate il dilemma è risolto brillantemente: Ronaldo e Recoba non ci sono, a un certo punto marca visita anche Vieri. Giocano Ventola e un certo, appunto, Kallon. Alla quarta giornata l’Inter è prima, 10 punti in 4 partite. Kallon ha fatto 4 gol ed è capocannoniere. Lo sviluppo della storia è noto: Vieri, Ronaldo e Recoba torneranno, Kallon si riaccomoderà in panchina, l’Inter cadrà nel modo più crudele a pochi metri dal traguardo il 5 maggio del 2002. La stagione successiva Kallon si trovò ancora, suo malgrado, nella scomoda posizione di salvare la stagione interista. Ronaldo non c’era, al suo posto Crespo, che si fece male a dicembre e non fu più lo stesso nel girone di ritorno. Vieri trascinava la squadra con più gol che partite, ma all’euroderby di maggio, che valeva una finale, non riuscì a esserci. Shevchenko portò il Milan in vantaggio, Martins pareggiò con l’incoscienza di chi non ha nulla da perdere, e poi ci fu quell’ultima palla, che capitò a Kallon, che trovò il corpo di Abbiati a frapporsi tra lui e la leggenda. Sarebbe cambiata la storia e la sua carriera.

Kallon 7 gen

(inter.it)

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