"Non è stato un tracollo ma il modo in cui l’Inter ha perso questa partita è amaramente sorprendente: dietro è stato un delirio", scrive Polverosi
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Alberto Polverosi, intervenuto sul Corriere dello Sport, ha analizzato così la sconfitta dell'Inter contro il Bruges in Champions:
"Ora è dura davvero. Zero punti dopo due partite, settima sconfitta in Champions nelle ultime otto partite, quarta di fila a San Siro, sei gol presi e i quattro di ieri sera, subiti da una squadra vera, forte e soprattutto scaltra, inchiodano l’Inter a colpe troppo evidenti. Prima, seconda e quarta rete del Bruges in contropiede, come se Chivu non conoscesse la qualità e soprattutto la velocità delle due ali, Virgili e Carlos Forbs, decisivi nella vittoria dei campioni del Belgio. Poi la scena se l’è presa Tresoldi, che Mancini sta corteggiando per averlo nel suo gruppo. Tripletta di un ragazzo che in area di rigore è una sentenza. Bomber vero. Ma dietro l’Inter è affondata come il Titanic"
"Come partita è stata una di quelle che hanno fatto della Champions un mondo a parte, senza un respiro, tutta in apnea, un attacco dietro l’altro, una pressione costante e asfissiante, palloni persi e subito riconquistati, nessuno fuori dalla lotta. La batosta dell’Inter però farà passare in secondo piano il resto di questi 90 minuti. Non è stato un tracollo (31 tiri dei nerazzurri, più del doppio rispetto ai belgi), ma il modo in cui l’Inter ha perso questa partita è amaramente sorprendente: dietro è stato un delirio.
Aveva cominciato bene la squadra di Chivu, ma il Bruges non si è fatto mai intimorire, né dalla qualità dei campioni d’Italia, né dal loro stadio. I belgi non hanno aspettato, hanno risposto subito, alla loro maniera, con una efficace organizzazione che coinvolgeva soprattutto gli esterni. Si è giocato molto sui duelli, Diouf contro Virgili, Dimarco contro Carlos Forbs. Due saette quelle del Bruges, due ali che puoi fermare solo giocando d’anticipo, a campo aperto non le prendi. Stavano larghissime lasciando Tresoldi da solo al centro dell’attacco, era un modo pensato per avere spazio dove scatenare la velocità di quei due. Velocità che è costata all’Inter la rete dell 0-1. Da palla-gol fallita a gol subìto, è stato un attimo. Quando Carlos Forbs è partito poco oltre la propria area, l’Inter era tutta nella stessa area per il calcio d’angolo, il fallo di Calhanoglu è stato inevitabile come la rete su rigore di Tresoldi.
Un gol preso in contropiede, peraltro in casa e in una partita da vincere, non ha però spento l’Inter. Anzi. La personalità, il carattere e l’aggressività l’hanno spinta di nuovo in avanti e Lautaro l’ha riportata in parità a un minuto dalla fine del primo tempo. Diciotto tiri a sei all’intervallo erano la conferma della superiorità dell’Inter. Superiorità sempre più evidente a inizio ripresa, quando i nerazzurri hanno pensato, commettendo un errore imperdonabile, di avere ormai la partita in mano. E in quel momento la squadra di Chivu è franata, ma di brutto. Era il crollo di una squadra che si era persa senza alcuna ragione.
Appena preso il secondo gol in contropiede, l’Inter è uscita dalla partita. Un altro palo del Bruges e poi il 3-1, là dietro era il ballo di San Vito, giocatori del livello di Akanji, Bastoni, per non parlare dell’errore incomprensibile di Josep Martinez sul secondo gol belga, sono scomparsi. L’Inter è rimasta frastornata, rintronata com’era nella propria area. C’è voluto un bel po’ prima di riprendersi ed è stato ancora il suo capitano a rimetterla in partita. Poi la quarta rete col terzo contropiede dei belgi, che avevano il doppio delle energie. C’è un dato che deve far riflettere e che ha inciso su questa partita: tolti i due portieri, l’età media del Bruges titolare era di 24,3, quella dell’Inter di 28,5. Quattro anni di differenza e si sono visti".
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