La famiglia Esposito è entrata nella storia della Nazionale dopo Turchia-Italia
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La famiglia Esposito è entrata nella storia del calcio italiano: a quasi 26 anni dall'ultima volta, due fratelli sono scesi in campo contemporaneamente con la maglia della Nazionale. Roberto La Florio, l'uomo che scoprì il talento di Salvatore, Sebastiano e Pio, ne ha parlato ai microfoni di CalcioNapoli24 Live: "Vedere Sebastiano e Pio in Nazionale, manca solo il terzo Salvatore, è stata un'emozione. Io non sono il procuratore degli Esposito, ma mi fa piacere parlarne perché li ho nel cuore tutti e tre".
"Pronosticare la Nazionale per gli Esposito da parte mia sarebbe stata un'esagerazione. La famiglia era a Brescia, aveva difficoltà perché il Brescia era in difficoltà come società. Me li presentarono, io con i giovani ho un po' di risultati. Sapevo fossero bravi, mi sono informato e il più quotato all'epoca era Sebastiano. Lo proposi ad un paio di società importanti in Serie A, ma non potevano accoglierli tutti e tre. Con l'Inter fu facile, avevo rapporti con i nerazzurri: dopo 24 ore mi dissero che se non avessero preso Sebastiano Esposito gli avrebbero strappato il contratto (sorride, ndr). Il più quotato all'epoca era Sebastiano, Pio era ancora piccolino, nonostante fosse già bravo. Non si poteva certamente pronosticare una cosa così, ora è diventato una montagna. Non lo si poteva immaginare all'epoca diventassero così. Li ho portati all'Inter nel 2014, Salvatore era un 2000 ed aveva 14 anni e il Brescia non gli garantiva quello che garantiva prima".
"Da Castellammare arrivarono a Brescia nella cantera, ma la società era in difficoltà. Salvatore e la famiglia non vollero più firmare per il Brescia e c'è stata poi tutta questa situazione. I ragazzi sono bravi, erano bravi. L'Inter ha un vivaio importante, emergere lì non è facile perché hanno rose molto folte. Ho avuto altri giocatori all'Inter, ma le rose sono molto numerose e non è facile emergere. Secondo me se fossero andati anche in un altro club di Serie A sarebbero emersi lo stesso perché sono bravi. Io ero il loro procuratore, ma non dipendeva da me, sarebbero arrivati lo stesso. Il merito non è quasi mai del procuratore, il merito è dei ragazzi che vanno in campo".
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