In questi ultimi anni, il calcio italiano, anche per merito di alcuni allenatori come Cristian Chivu, sembra aver cambiato marcia e mentalità

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GUARRO e PACE EP22: La domanda che bisogna farsi su Stankovic e il retroscena sull'offerta

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In questi ultimi anni, il calcio italiano, anche per merito di alcuni allenatori come Cristian Chivu, sembra aver cambiato marcia e mentalità. Ne ha parlato Gianluigi Longari nel suo editoriale per Sportitalia:

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"Non basta accelerare il gioco se poi le squadre continuano a interpretarlo secondo logiche conservative. Non basta avere meno interruzioni se l’idea di fondo rimane quella di concedere il meno possibile, abbassarsi, aspettare l’errore dell’avversario e affidarsi alla singola giocata. Serve una trasformazione culturale. E qualche segnale, finalmente, sembra esserci: prendiamo l’Inter e il lavoro di Cristian Chivu. Anche una trasferta come quella del Bernabéu, con il rischio concreto di andare incontro a una serata complicata contro una squadra capace di sfruttare ogni spazio, diventa interessante se inserita all’interno di una prospettiva più ampia. Il punto non è soltanto stabilire se una determinata scelta tattica porterà tre punti. Il punto è quale calcio si vuole costruire".

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"La scelta dei Campioni d’Italia di rinunciare, almeno in parte, alla figura del mediano classico in favore di una maggiore qualità nella costruzione e nel palleggio racconta proprio questo tentativo: aumentare il numero di giocatori capaci di partecipare alla manovra, costruire superiorità attraverso il possesso, cercare il controllo della partita attraverso la palla e non soltanto attraverso la gestione degli spazi. È una strada rischiosa e può produrre risultati meno immediati. Può persino esporre a qualche imbarcata".

(Fonte: Sportitalia)

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