Repubblica – Suning vende l’Inter? Pechino ha detto basta calcio. Si è diffusa una voce clamorosa

Partita con grandi progetti e aspettative, ha riveduto più volte i piani per l’Inter e ora dalla Cina è arrivata un’ulteriore stretta economica

di Andrea Della Sala, @dellas8427

Non sarà un mercato semplice quello dell’Inter, dalla proprietà è arrivata la linea da seguire: mercato a costo zero, prima si vendere e poi si compra. Ma la priorità è quella di diminuire il monte ingaggi e liberarsi dei giocatori fuori dal progetto di Conte.

“In collegamento da Nanchino con l’allenatore Conte e con i dirigenti Marotta, Antonello, Oriali e Ausilio, il presidente Steven Zhang aveva appena dettato la linea per la sessione invernale. Nessuna spesa, taglio consistente degli ingaggi, sfoltimento della rosa. In effetti la prima mossa, il prestito secco di Nainggolan al Cagliari, ha dato immediato seguito al nuovo manifesto di politica finanziaria del club. Ed è stato inevitabile chiedersi se l’austerity, con la squadra seconda in classifica a un punto dal Milan, non rappresenti il prologo al disimpegno di Suning dalla serie A, in cui era entrata con fragore. È noto come, in una delle prime riunioni, Zhang senior avesse chiesto ai dirigenti sportivi dell’epoca di fare il possibile per ingaggiare Leo Messi. Ma a giudicare dalle strategie dettate da Zhang junior per il mercato di gennaio 2021, l’entusiasmo di allora sembra del tutto scemato”, rivela La Repubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Nelle ultime ore si era diffusa la voce dell’incarico a una banca d’affari con sede a Londra. Per cercare compratori del pacchetto di maggioranza delle azioni dell’Inter, controllato da Suning (68,55%), e del mandato a un noto studio milanese di zona Garibaldi di gestire la parte legale dell’operazione. Al momento, però, l’unica conferma resta sulla ricerca di finanziatori per il bond da 375 milioni, in scadenza nel 2022. Né trova totale credito, negli ambienti finanziari milanesi e londinesi, l’idea della caccia a un socio di minoranza, al posto o al fianco di Lion Rock Capital (il fondo di Hong Kong che ha rilevato a inizio 2019 il 31,05% delle quote dall’ex presidente, l’indonesiano Thohir). La prassi suggerisce che nessun grande imprenditore, fondo o azienda investa nel calcio per lasciare ad altri il controllo di una società. A meno che l’ingresso graduale non postuli la successiva scalata in tempi brevi.

La crisi economica del Covid sconsiglia oggi gli investimenti calcistici. Quanto all’eventualità che Suning abbandoni la Serie A, va ricordato che un anno e mezzo fa non prese in considerazione nemmeno l’ipotesi di cedere l’Inter a fondi stranieri. Nel frattempo la situazione è certamente cambiata e può avere raffreddato gli Zhang, anche se non ci sono per ora indizi di una parabola simile a quella del Milan. Passato in soli tre anni e mezzo da Berlusconi al misterioso cinese Li fino all’attuale proprietà del fondo angloamericano Elliott”, spiega il quotidiano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Il nodo del governo cinese resta il punto dolente, più ancora delle incognite sul progetto del nuovo stadio col Milan. Sembrano lontanissimi i tempi in cui il presidente Xi Jinping, appassionato di calcio, progettava di trasformare la Cina nella massima potenza del pallone entro il 2050. È stato breve il passo dal severo tetto degli ingaggi (1,7 milioni netti l’anno per i calciatori stranieri) nella Super League al disimpegno delle grandi aziende, alle quali è stato proibito di associare il proprio nome a quello delle squadre. Suning, proprietaria dello Jiangsu vincitore dell’ultima Super League, può abbandonare gli investimenti calcistici in Cina.

Agli interisti interessa fino a un certo punto. Si chiedono, piuttosto, se invece l’Inter non rimanga un’altra cosa per la holding di Nanchino, che ha finora investito nel club più di 600 milioni. L’eliminazione dalla Champions e dall’Europa League comporta un’altra cinquantina di milioni di mancati introiti. E il taglio degli stipendi è una mossa ormai dichiarata senza infingimenti. A Pechino e dintorni, quando si dice basta, non ci sono mezze misure. Anche per questo il problema prioritario dell’Inter, oggi, non è il vice Lukaku”, conclude Repubblica.

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