Un lungo post, con parole durissime che raccontano anche di una nota concordata con l'allenatore mai arrivata in sala stampa: la verità del calciatore
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Lo aveva promesso che sarebbe arrivata la sua versione dopo aver lasciato il ritiro della Nazionale portoghese per i contrasti con Jorge Jesus. E la versione di Cristiano Ronaldo è arrivata proprio oggi, nel giorno dell'addio all'Argentina del suo eterno rivale, Lionel Messi. Il giocatore, in un duro comunicato, dà la sua versione dei fatti e parla di una promessa non mantenuta da parte del CT. La ricostruzione del calciatore parte da agosto: su Instagram in un lungo post, con più pagine, racconta la vicenda dal suo punto di vista.
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"Come promesso, ho deciso di raccontare, in prima persona e direttamente, gli eventi che hanno caratterizzato l'ultimo ritiro della Nazionale. Dopo i Mondiali del 2026 ho preparato una lettera al popolo portoghese, che conservo ancora, con le parole che avrei voluto rivolgere loro quando avrei lasciato definitivamente la nazionale. Al termine della competizione, già sul volo di ritorno dagli Stati Uniti, il Presidente della Federazione mi ha chiesto e insistito affinché riconsiderassi la mia decisione di andarmene, perché la FPF voleva che continuassi", ha scritto il giocatore.
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"A quel punto lui ha proposto la possibilità di non partire con la nazionale per Norvegia e Danimarca. La sua proposta era di giocare la prima partita e rimanere in Portogallo, per poi ricongiungermi alla squadra prima della partita al Do Dragão. Ho rifiutato immediatamente questa proposta. Mi sembrava ovvio che non potessi accettarla. Non era certo perché non avrei giocato le partite all'estero che avrei smesso di essere il capitano della squadra. Quel privilegio di rimanere in Portogallo non sarebbe stato un buon esempio. L'allenatore alla fine ha concordato con la mia analisi. A questa conversazione ha partecipato Simão Coutinho, direttore sportivo dell'Al Nassr, la persona a cui l'attuale allenatore ha fatto riferimento per tutta la scorsa stagione e uno dei responsabili del suo ingaggio da parte del club per il 2025. La sera dell'inizio del ritiro, l'allenatore è venuto a casa mia a Lisbona, su sua richiesta, per un altro colloquio. La conversazione è stata serena e tutto quello che abbiamo concordato ad agosto è stato confermato".
"Ho giocato la partita ad Alvalade e, pur essendo stato sostituito, non ho fatto storie. Ho messo io stesso la fascia da capitano a Bruno Fernandes, ben lontano dall'immaginare che quello potesse essere il mio ultimo gesto da giocatore e capitano della Nazionale. Quel giorno ciò che contava per me era la nostra vittoria. Vincere è sempre bello; in Portogallo e per il mio Paese, ancora meglio. A pranzo, il giorno della partita in Norvegia, un assistente dell'allenatore si è avvicinato al tavolo dove il gruppo stava pranzando e mi ha informato che l'allenatore voleva parlarmi. Con mia grande sorpresa, l'allenatore mi ha chiesto se fossi in grado di giocare 30 minuti. Ero completamente concentrato sul mio recupero fisico, integrato con i miei compagni come sempre, e pensavo che non avrei giocato quel giorno. Senza alcun problema. Questa richiesta era al di fuori del mio programma di recupero e allenamento, dato che avrei giocato solo il 4 al Do Dragão, ma ovviamente ho detto di sì. Lui rispose che allora avrei dovuto essere pronto perché avrei giocato 30 minuti. Il resto lo sanno tutti. Mi sono riscaldato dall'intervallo, ho guardato i minuti passare e non sono stato chiamato in campo. L'allenatore si è rimangiato la parola data".
"Alla fine della partita volevo solo che tutto finisse con la vittoria e di restare solo. Non sono andato a salutare i tifosi. Un errore che è solo mia responsabilità e che non sarebbe dovuto accadere. Mi scuso con i portoghesi che ci hanno sostenuto intensamente, mi scuso con i tifosi e mi scuso con coloro che, pur non essendo portoghesi, potrebbero aver viaggiato fin lì per vedermi e che potrei aver deluso".
Gli otto punti di Ronaldo
Ronaldo racconta anche di una conversazione con il CT di 48 ore dopo. Alla fine i due concordano una versione che l'allenatore avrebbe dovuto dare in sala stampa. Addirittura viene redatto un documento che l'allenatore avrebbe dovuto leggere davanti ai giornalisti. Un documento con otto punti approvato dallo stesso giocatore. Punti che ovviamente il CT non ha assolutamente chiarito in sala stampa. Il documento parla di un Ronaldo che può essere messo a pari livello di Pelé e Maradona (Messi neanche a pensarci).
- 1. Sono stato io stesso, e nessun altro, a proporre a Cristiano un piano per lui in questa stagione sportiva con la Nazionale. È stata una conversazione lunga e molto buona.
- 2. So quanto lui viva e ami la nazionale e il peso che ha nel mondo, e ancor di più il peso e l’influenza positiva che ha avuto nella nazionale per 24 anni consecutivi.
- 3. Il piano che ho proposto a Cristiano è stato accettato.
- 4. Lui non ha mai messo in discussione le mie scelte. È stato esemplare, leale e professionale.
- 5. La partita in Norvegia non faceva parte del piano che ho delineato per lui. Tuttavia, ho sentito che era riuscito a riprendersi fisicamente dalla prima partita e l’ho avvisato che avrei potuto doverlo usare. Cristiano ha accettato.
- 6. Ho commesso un errore facendo riscaldare qualcuno della statura di Pelé o Maradona e poi non farlo entrare in partita. Fosse oggi, non lo rifarei.
- 7. Per chiudere l’argomento: voglio Cristiano nella Nazionale. Anzi, non lo voglio poco, lo voglio tanto. Fortunatamente lui crede in me. Ci ha creduto all’Al Nassr e ci crede anche qui.
- 8. Riguardo al non salutare i tifosi. Ne abbiamo già parlato. Qualcuno che ha giocato più di 230 partite con la nazionale non riceve lezioni da me sull’amore per il Portogallo. È stato un momento di frustrazione che non cancella nulla. È il giocatore che dà il maggior numero di autografi, fa il maggior numero di selfie e mostra il maggior affetto ai tifosi. Non inventiamo problemi dove non esistono. Quando non siamo felici, reagiamo. È stato solo quello.»
CR7 pubblica il documento per intero e spiega quindi che il CT non ha mantenuto la parola che gli aveva dato per la seconda volta. "Ho deciso di lasciare il campo senza aspettare altre promesse non mantenute. Per me, la verità rimane la cosa più importante nei rapporti tra le persone. Non importa quanto possa essere doloroso, dimmi la verità. In effetti, in una conversazione che ho avuto con il Presidente della Federazione e con l'allenatore la mattina del giorno di quella conferenza stampa, cosa che sicuramente possono confermare, ho ribadito che se non mi volevano lì, avrebbero dovuto dirmelo. Tutto ciò che dovevano fare era essere sinceri con me. L'avrei accettato e avremmo preparato qualcosa di bello. Ma mi risposero di no, che il mio posto era in Nazionale. In 25 anni di carriera mai ho interferito in alcuna decisione tecnico-tattica dei ct. Accetto nel bene e nel male a seconda di quello che propongno e rispetto le loro decisioni. Quindi se non mantengono la parola data sento che il mio posto non è quello", ha aggiungo ancora l'attaccante portoghese.
Che poi ha concluso facendo capire di non avere ancora intenzione di dire addio alla Nazionale. "Ho sentito a lungo parlare di gara d'addio e di un finale dignitoso che la Federazione vorrebbe darmi. Ma io ho imparato dalla vita perché ho sofferto la fame e so che nessuno dà niente a nessuno. Sicuramente ci sarà una gara d'addio e ci sarà tempo. Ma quando penso alla Nazionale io penso alla competizione. È quello a cui ho pensato quando mi hanno detto che era morto mio padre e io ero nel ritiro della Nazionale e ho deciso di rimanere fino alla fine della gara del giorno successivo. Ho fatto per la Nazionale quello che non farei per nessun club. Quindi se starò bene fisicamente e dopo aver scontato l'eventuale squalifica che mi sarà inflitta sarò disponibile come lo sono stato finora per competere e vincere ancora con la maglia della Nazionale. Questa è la pura verità, credetemi".
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