"Ora tocca ad Aleksandar portare una maglia e una scritta sopra il numero, impegnativi. Stankovic, in casa Inter: è una dinastia", scrive l'Inter
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Gol straordinari, tecnica impareggiabile e un infinito cuore nerazzurro: nato a Belgrado l'11 settembre 1978, oggi Dejan Stankovic festeggia 48 anni. Nove anni in nerazzurro, da gennaio 2004 fino al 2013, nove anni durante i quali il Deki ha collezionato 326 presenze, 42 gol e la bellezza di 15 trofei: 1 Champions League, 1 Mondiale per Club, 5 Scudetti, 4 Coppe Italia e 4 Supercoppe Italiane.
Numeri che gli hanno permesso di entrare anche nella Hall of Fame del Club, riconoscimento che testimonia il suo profondo legame con i colori nerazzurri. In occasione del suo compleanno riviviamo grazie a Internazionale Morning Club la sua avventura interista attraverso il racconto di una partita speciale: il derby Milan-Inter vinto 3-4 del 28 ottobre 2006.
Provate per un attimo a pensare al gol che vorreste segnare, se foste un calciatore. La prima risposta è quella buona, da metà campo. Magari al volo. Ecco, immaginate di non immaginarlo, ma di farlo davvero. E poi di rifarlo, nei quarti di Champions League. Non è un sogno, è Dejan Stankovic.
Eppure, ragionando un po’, non c’è nessun ruolo specifico in cui Dejan Stankovic forse sia stato insostituibile. Ha giocato in ogni posizione del 442 in linea o di un centrocampo a rombo. Ragionando altrettanto freddamente, è impossibile togliere il centrocampista serbo da ogni formazione migliore della storia dell’Inter, e infatti ci finisce regolarmente. Come subito è entrato nella Hall of Fame, nel 2019, come centrocampista più votato. Difficile trovare un fondamentale calcistico in cui non fosse eccellente, Deki. Dei tiri abbiamo detto, tanti gol e sempre importanti: quattro nei derby, intanto. Due nella Champions 2009-10, per uscire indenni da due partite limacciose, a Kazan e in casa con la Dinamo Kiev, due mattoncini su cui si sarebbe costruito il trionfo finale.
Difficile scegliere un momento, troppo facile sarebbe celebrare, lo faremo a tempo debito, i due gioielli da metà campo, anzi da più indietro, addirittura. Ne scegliamo un altro, in un derby che di fatto ha segnato il ribaltamento quasi definitivo delle forze nella Milano calcistica, da un ventennio, quello rossonero, tra l’86 e il 2006 e il ventennio successivo al tempo presente dove le tinte sono nerazzurre. Il momento preciso in cui tutto questo accade è il 28 ottobre del 2006, forse il derby più bello di sempre. In campo ci sono Kakà e Ibrahimovic, Nesta e Materazzi, Seedorf e Stankovic, Cafu e Maicon, Dida e Julio Cesar, Crespo e Inzaghi. L’Inter va in vantaggio proprio con l’argentino, poi arriva il due a zero, apertura di Vieira, sponda di Crespo che apre per Maicon, palla al limite dell’area per Dejan Stankovic che con una naturalezza irreale, in piena velocità, stoppa il pallone e scaglia un bolide di destro che finisce all’incrocio dei pali. L’esultanza è dritta verso l’allenatore, Roberto Mancini, suo ex compagno di squadra nella Lazio dello scudetto, una specie di fratello maggiore.
Con l’arrivo di Mourinho sembrava essere sul mercato, Stankovic, si parlò addirittura di Juventus, lui che proprio alla Juve di Moggi aveva opposto un sonoro rifiuto, scegliendo l’Inter nel gennaio del 2004. “Sarà più bello vincere lì”, disse Deki, e fu ottimo profeta. Le pagine più belle le scrisse proprio con Mourinho il quale superata la differenza iniziale capì che questo centrocampista dalla classe cristallina che correva come un mediano poteva diventare uno dei giocatori chiave dell’Inter più bella di sempre. Stankovic 5 a centrocampo: non è un déjà vu, ora tocca ad Aleksandar portare una maglia e una scritta sopra il numero, impegnativi. Perché non è soltanto un cognome, Stankovic, in casa Inter: è una dinastia
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