Il difensore elvetico ha parlato dell'arrivo di Stones, delle ambizioni dei nerazzurri e dello spogliatoio a pochi giorni dall'inizio ufficiale della stagione
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SVIZZERA E MONDIALI
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Brucia ancora la ferita del ko ai quarti in Usa?
«Sì, è stata dura perché eravamo stati migliori dell’Argentina e potevamo davvero vincere il Mondiale. Senza quel rosso a Embolo, penso che avremmo passato il turno noi. Avevamo persino ammutolito lo stadio, poi il gol di Julian ha chiuso tutto, ma resto orgoglioso della mia Svizzera. Con Lautaro non ne abbiamo parlato, non serve anche perché nessuno dei due è felice di come sia finito il Mondiale».
Resta convinto di non voler più tirare rigori?
«Sì. Contro la Colombia agli ottavi mi ha frustrato non tanto lo sbaglio in sé, ma avere avuto troppi dubbi, anche perché avevo già sbagliato gli ultimi due rigori nei tornei con la Svizzera».
Per una persona così analitica come lei è particolarmente difficile accettare un errore?
«In generale no, in quel caso sì... Se tiro bene e il portiere para, lo accetto. Non accetto di farmi divorare dai pensieri prima di calciare. Quindi basta: io combatto per 120 minuti, da ora in poi i rigori li lascio ai compagni».
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