Il presidente UEFA interviene sul caso Malagò e sulla situazione degli stadi italiani: "Il tempo non gioca a favore di nessuno"

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Aleksander Ceferin, presidente della UEFA, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de’ La Gazzetta dello Sport.

Europei in Italia

Andando sul concreto: il caso Malagò ed Euro 2032 sono collegati?

«Non intendo commentare scenari ipotetici. Nessuna decisione è ancora stata presa. Dico solo che, in quanto co-organizzatore, l’Italia ha una responsabilità particolare. Proprio per questo è importante preservare l’indipendenza delle istituzioni sportive. Qualsiasi forma di ingerenza politica potrebbe minare la fiducia dell’Uefa e degli altri partner, il che non sarebbe nell’interesse né del calcio italiano né del torneo».

Ceferin

ceferin e infantino
Getty Images

Il 2 aprile, parlando alla Gazzetta, lei diceva alla politica: «Invece di pensare a Gravina, pensate agli stadi». È cambiato qualcosa?

«Il discorso resta valido, perché le infrastrutture calcistiche non sono nemmeno lontanamente all’altezza del prestigio di cui gode il vostro calcio. Ciononostante, ci sono stati passi avanti. Ad agosto ben 13 città hanno manifestato interesse a ospitare le partite, i grandi investimenti annunciati sono il segnale incoraggiante che la gravità della situazione è stata compresa anche a livello istituzionale. Tuttavia, il tempo non gioca a favore di nessuno di noi. La disponibilità dimostrata va tradotta al più presto in passi concreti: l’unica cosa che conta per il successo».

Stadi in Italia

Perché l’Italia non riesce a rinnovare gli stadi come invece il resto d’Europa?

«Non è solo una questione di soldi, ma soprattutto di modello. La maggior parte degli stadi in Italia è di proprietà dei comuni, mentre i club sono soltanto affittuari e quindi non hanno un reale interesse a investire in un impianto non loro. A questo si aggiungono procedure complesse e lunghe, fino alla possibilità di impugnare ogni decisione in tribunale, così i progetti spesso durano più a lungo del mandato di chi li ha avviati. Gli esempi di Juve, Atalanta e Udinese dimostrano che, quando un club rileva lo stadio e ne assume la gestione, i risultati arrivano in tempi relativamente brevi. Per questo credo che Euro 2032 sia l’occasione giusta per migliorare questo modello e che l’Italia, con la collaborazione di istituzioni pubbliche, club e comunità locali, saprà coglierla».

Ceferin

Certo, organizzando il 2032, per una volta non avremmo avuto problemi di qualificazione...

«Osservazione forse un po’ cinica, ma capisco il dolore di tutta l’Italia dopo aver mancato tre Mondiali consecutivi: per un Paese con una tale tradizione calcistica è un colpo durissimo. Ma dal 1996 l’Italia non ha mancato nessun Europeo e appena cinque anni fa l’ha vinto. Euro 2032 può essere anche l’occasione per un nuovo inizio della Nazionale, non solo per stadi e infrastrutture».

Ceferin sul caso Malagò

Malagò rischia di perdere la presidenza e la Figc potrebbe essere commissariata...

«Senza entrare in interpretazioni giuridiche, vorrei ricordare che non è la prima volta che si solleva la questione delle ingerenze esterne nell’attività della Federcalcio: Fifa e Uefa hanno sempre insistito con chiarezza sull’autonomia delle federazioni. Mi auguro che gli organi competenti prendano al più presto una decisione conforme alle regole dell’ordinamento sportivo: l’aggravarsi della crisi istituzionale non fa bene a nessuno».

Malagò
Sky

Conosceva già Malagò?

«Fin da quando era alla guida del Coni. Un uomo serio, con un grande amore per il calcio che è sempre stato al centro delle nostre conversazioni. Abbiamo un rapporto ottimo».

Tra lei e Malagò c’è sicuramente una visione comune sulla questione Infantino...

«La fiducia nel nostro sport poggia su tre pilastri: unità, trasparenza e una governance al servizio dei molti, non dei pochi. Negli ultimi tempi, tutti e tre sono stati calpestati proprio da coloro che avevano giurato di custodirli. Il progetto che ha spezzato l’unità del calcio mondiale sarà anche stato archiviato, ma la fiducia che ha compromesso non è tornata. Ricostruirla è ora il nostro compito comune. Sono lieto che l’Italia e il resto della famiglia calcistica europea, così come alcuni partner di altre confederazioni, siano uniti, come sempre quando è stato necessario schierarsi in difesa del nostro gioco. Lo ripeto ancora una volta: il calcio non è in vendita».

Se la Figc fosse commissariata, quali sarebbero i rischi?

«Non intendiamo pregiudicare le decisioni delle istituzioni, ma l’indipendenza delle federazioni e il rispetto della volontà dei loro membri sono principi fondamentali degli Statuti Uefa e Fifa, e ci aspettiamo che siano rispettati. Confidiamo che le istituzioni sportive italiane sapranno trovare una soluzione in linea con tali principi, nell’interesse del calcio italiano e internazionale».

Giovanni Malagò

‘Caso Italia’ in Europa

I casi Malagò e Gravina?

«Malagò e Gravina, primo vicepresidente Uefa, sono dirigenti sportivi estremamente capaci, con grande esperienza e un’influenza significativa nel panorama sportivo europeo. Gravina ha lasciato il calcio italiano, sotto molti aspetti, in condizioni migliori di come lo aveva trovato. La Figc usciva da un commissariamento e la Nazionale dallo shock del Mondiale mancato. In meno di tre anni, l’Italia è diventata campione d’Europa a Wembley ed è stata due volte terza in Nations League. Ma il merito più grande è ciò che non si vede a prima vista: il sistema, con tutti i successi nelle Under e nel calcio femminile. Più la candidatura vincente per co-organizzare Euro 2032 con la Turchia. Il calcio è così: un risultato può decidere le sorti di un incarico, ma non può cancellare quasi otto anni di lavoro importante. Il tempo dimostrerà quanto Gravina abbia fatto per il calcio italiano».

Tra club in difficoltà, Nazionale in crisi e questioni politiche, esiste un caso Italia in Europa?

«Non lo chiamerei “caso Italia”. Il momento è difficile, ma il calcio vive di cicli: è successo anche ad altre grandi nazioni calcistiche, che poi sono tornate più forti. L’Italia ha storia, talento e competenze per fare lo stesso. Servono tempo, stabilità e investimenti, a partire dagli stadi e dai settori giovanili, e serve che ogni componente faccia la propria parte con professionalità e coerenza, nel rispetto di tutte le istituzioni sportive e pubbliche competenti».

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