Le parole dell'architetto che ha lavorato al progetto della realizzazione del nuovo stadio di Inter e Milan
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Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Norman Foster, architetto che ha ideato il Generali Stadium ha parlato delle idee dietro al nuovo stadio:
Quali edifici di Milano sono stati suoi riferimenti per il progetto stadio?
«Io sono da sempre colpito dalla straordinaria Galleria Vittorio Emanuele, dalla Scala, da piazza Duomo, dalla Torre Velasca, dal Grattacielo Pirelli...».
Come è nata l’idea della struttura a X in cemento che si sviluppa dai colonnati e culmina nella copertura? Perché, tra tante soluzioni possibili per l’esterno dello stadio, è stata scelta questa?
«Questa struttura ha il pregio di essere efficiente, visivamente soddisfacente. Il porticato ha grandi aperture, rientra nella tradizione dei portici e credo che nel subconscio sia stata ispirato da alcune opere di Pier Luigi Nervi. Funziona come supporto ai corridoi e al tetto, dà carattere e identità. Questo rende lo stadio diverso dagli altri».
È sempre impossibile scegliere i figli preferiti ma anche lei, come David Manica, considera questo progetto come uno dei suoi migliori di sempre?
«Sì, è difficile rispondere ma credo sia uno stadio emblematico della mia carriera».
È mai stato a San Siro per assistere a una partita?
«Mai, e mi dispiace. Ma magari riuscirò a farlo in futuro».
Avete mai pensato di dare continuità con il passato, inserendo nel nuovo stadio un richiamo architettonico (una trave rossa magari, oppure una rampa circolare) del vecchio San Siro?
«Invece di cercare di incorporare nel nuovo stadio qualche elemento della memoria del vecchio, vorrei che potessimo dimostrare la possibilità di conservarne una parte molto più consistente, nell’ambito del progetto di riqualificazione dell’intera area. Vorrei esplorare molto più a fondo le possibilità di conservazione dello stadio, ma questo fa parte del lavoro che ci aspetta».
Quali sono le caratteristiche del Generali che, tra 100 anni, permetteranno di dire: “Questo è uno stadio di Norman Foster”?
«Credo che gli elementi caratterizzanti saranno la raffinatezza e il modello di struttura che sostiene l’intero edificio. L’espressione di questa struttura è l’architettura stessa: è una caratteristica di molti edifici storici ed è anche un tratto distintivo di tanti tipi di costruzioni a cui ho lavorato con i miei colleghi. Credo quindi che questa idea, secondo cui la struttura è architettura e l’architettura è struttura, rappresenti il legame tra il presente e il futuro».
Se dovesse scegliere due aggettivi per questo Generali, quali sceglierebbe?
«Monumentale e milanese».
E se invece dovesse acquistare un abbonamento al Generali per la stagione 2032-33, in quale settore lo prenderebbe?
«Credo che vorrei avere due possibilità: vedere una partita in una curva e una partita nell’altra curva. Inizialmente, a dire il vero, avevo pensato che sarebbe stato bello essere vicino all’azione, a bordo campo, ma in quel caso non avrei potuto vedere tutta la partita. Così ho pensato che sarebbe stato meglio stare al centro, dall’alto, per osservare l’intero campo. Poi mi sono detto “no, vorrei stare in mezzo ai tifosi, sentire l’intensità di quella straordinaria partecipazione emotiva”».
Un’ultima domanda. Se si guarda dentro, che cosa chiede ai prossimi 9 anni della sua vita, prima di diventare centenario come San Siro?
«Tutto. Tutto quello che c’è ancora da fare, tutto ciò che non ho ancora fatto, qualunque siano le sfide che mi aspettano».
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