Le parole di D'Ambrosio intervistato da La Gazzetta dello Sport in vista della gara con lo Shakhtar
VIDEO / Bastoni: "Applausi non li prendevo neanche prima. Ma il buio per me è altro"
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Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex difensore dell'Inter Danilo D'Ambrosio ha parlato della sfida con lo Shakhtar e del momento della squadra di Chivu:
D’Ambrosio, se sente la parola “Shakhtar” a cosa pensa?
«Semifinale di Europa League 2020: Inter-Shakhtar 5-0, doppiette di Lautaro e Lukaku, più un gol mio, il più importante della carriera. Ricordo l’adrenalina e la stranezza di quelle partite a porte chiuse. In quei giorni eravamo sempre insieme: ci siamo uniti e abbiamo messo le basi per il futuro. Giocare semifinali e finali, anche senza vincere, ti dà autostima, l’Inter così forte in Europa vista negli ultimi anni è nata allora».
Da quella partita sono rimasti solo Lautaro, Bastoni e Barella. Cosa non è cambiato?
«La mentalità del gruppo, sempre la stessa nonostante i tecnici cambiati. Questa squadra sa che niente è scontato in Europa e lo capimmo anche noi l’anno dopo, quando lo Shakhtar ci eliminò dalla Champions: oggi come allora, gli ucraini sono organizzatissimi e con tanti brasiliani di qualità. Bisogna stare attenti, ma Chivu è molto preparato e meticoloso».
Che cosa l’ha colpita di lui?
«Non siamo stati compagni per poco, ma l’ho visto lavorare alla Primavera. Allenare i ragazzi gli è servito a sviluppare dialogo e apertura. E poi mi piace la sua comunicazione: parla da vincente, ha personalità. Anche i campioni lo percepiscono».
Chivu ha dato all’Inter uno stile aggressivo, ma così la difesa si espone troppo?
«La strada per l’equilibrio la troveranno allenatore e giocatori insieme: i difensori di questa squadra sono fortissimi e per questo accettano l’uno contro uno. Si divertono, anche se a volte devi rincorrere. All’Inter si cerca sempre ciò che non va, ma resta un riferimento per il nostro calcio e troverà la via anche in Europa».
Bastoni, che lei conosce bene, ha definitivamente superato il periodo no?
«Ale è stato criticato, anche ingiustamente. La sua forza è stata rialzarsi e credere nel proprio valore: tanti altri sarebbero caduti. È un patrimonio dell’Inter e della Nazionale, nessuno dovrebbe dimenticarlo. Anche Barella riceve troppi attacchi al primo errore, ma ha capito di essere un leader. Dà l’esempio con i fatti. Per la maglia, i compagni e l’Inter dà l’anima».
Senza Lautaro, qual è l’attacco migliore?
«Lautaro pesa perché trascina, ma gli altri sono forti. Pio e Thuram li conosciamo, ma guardate anche Bonny: a Bologna ha spaccato la partita. È vero che all’Inter non esistono riserve».
L’Inter vuole gli ottavi diretti, ma è a 0 punti: troppe aspettative schiacciano?
«Esistono le aspettative che ti danno gli altri e quelle che ti dai tu: le prime interessano poco. L’Inter non fa, comunque, la comparsa, ha le ambizioni di una big. Fallisci solo se queste aspettative le abbassi per paura o se non lotti. L’Inter, invece, impara dalle difficoltà. Adesso viene criticata in Europa, ma ho fiducia totale in questi ragazzi».
E lei oggi di cosa si occupa?
«Lavoro nel settore giovanile, seguo ragazzi fino alla Primavera assieme all’area “educational”. Ci sono professionisti per ogni materia, io porto la mia esperienza e i valori dell’Inter: non sarò stato un fenomeno, ma un bravo compagno sempre».
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