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Jovetic: “All’Inter feci bene con Mancini. Andai via dopo che Spalletti mi disse…”
Lunga intervista di Stevan Jovetic al Corriere della Sera nel corso della quale il montenegrino ha parlato anche di Inter, partendo però dalla Fiorentina:
«Era la soluzione migliore. Ero giovane, dovevo giocare e fare esperienza. Era lo step giusto per la mia crescita. In viola ho vissuto momenti bellissimi. Siamo arrivati a competere con le big e a giocare in Champions League».
A Firenze è arrivato anche il primo grave infortunio.
«È stata molto dura. Ero un ragazzo di vent’anni che viveva il suo miglior momento. Per il crociato sono rimasto fermo un anno intero. Dieci giorni prima dell’infortunio mi aveva chiamato il procuratore per le offerte di Inter e Real, ma non mi sentivo ancora pronto. Poi mi sono rotto il legamento».
L’addio alla Fiorentina è arrivato anni dopo, non senza polemiche.
«Hanno strumentalizzato una mia intervista. Ricordo ancora il titolo: “Addio Firenze, vado alla Juve”. Ma non avevo mai pronunciato quelle parole. È vero, sarei potuto andare a Torino. Sarebbe stato anche più semplice per me. Ma rispettavo troppo la maglia viola».
Ed è andato al Manchester City, senza però rispettare le aspettative. Cosa non ha funzionato?
«Non è stato un adattamento facile. Un campionato nuovo. Ho convissuto con diversi infortuni. In una squadra di campioni se ti fermi per problemi fisici è dura trovare continuità. Ma quando ho giocato, ho fatto bene».
Poi è arrivata l’Inter.
«Mancini mi voleva già al City. A Milano ero partito molto forte. Penso sia stato un anno positivo per me».
Ma per il club non erano anni facili.
«La stagione precedente la squadra era arrivata nona. Quell’anno siamo arrivati quarti, fino a gennaio siamo stati primi. Il problema era fuori. In un anno sono cambiati tre presidenti. Era difficile avere stabilità».
Che invece ha trovato a Siviglia l’anno dopo. Però poi non è stato riscattato.
«In sei mesi ho segnato sette gol. Volevo rimanere lì, ho fatto di tutto per restare. Ero pronto ad abbassarmi lo stipendio, ma il Siviglia non poteva pagare i 13 milioni chiesti dall’Inter. Sono tornato a Milano e ho fatto la preparazione estiva con Spalletti. Mi sono allenato alla grande, pensavo di poter trovare spazio. Ma è andata diversamente».
Ci racconti meglio.
«Sono iniziate le partite. La prima ero in panchina, la seconda e la terza anche. Ci ho parlato: in quel momento aveva bisogno di un giocatore con caratteristiche diverse dalle mie. Mi aveva detto che avrebbe potuto cambiare idea, ma ci sarebbe voluto del tempo. Mi diceva di aspettare, ma io di tempo da perdere non ne avevo. Meritavo di giocare».
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