Lunga intervista concessa da Giovanni Malagò, attuale commissario della Figc, ai microfoni di Repubblica. Tanti i temi affrontati

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Intanto l'Italia di Mancini fa sperare, dopo il debutto tremendo con il Belgio.«All'estero mi dicono che stiamo tornando, io rispondo che siamo solo all'inizio del viaggio. Mi fanno i complimenti per la scelta del ct». Perché non l'ha preso subito? «Che io volessi Mancini dall'inizio non c'è ombra di dubbio e lo confermo anche qui. Credo di capire di calcio, ma il segnale che volevo dare era lasciare la responsabilità del Club Italia e occuparmi di organizzazione, gestione delle risorse, sponsor, canali diplomatici, temi istituzionali e politici. Ho pensato a un nome che mi desse garanzie e ho scelto Maldini, pensando che con lui si arrivasse alla stessa conclusione sul ct».

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L'ha più sentito Maldini? «Qualche giorno dopo la rottura, poi non più. Andrò a trovarlo a Milano, se avrà voglia, dopo il voto».
Maldini disse: Malagò non ha rispettato i patti.
«Paolo è un personaggio molto diretto». Perché con Maldini doveva esserci anche l'advisor Leonardo? «Lavorano da tempo insieme, hanno dei progetti noti, sono un ticket. Paolo avrebbe diviso il percorso con Leonardo anche sotto il profilo economico e non mi sono sentito di dirgli di no». Lei ha mai parlato con Guardiola? «Non io. Maldini e Leonardo sono rimasti da lui tutta una sera. Pep è stato onesto. Ha preso un sabbatico, per temi anche familiari, ma se avesse fatto qualcosa l'avrebbe fatto con noi».

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E allora siete andati su Pirlo.«Maldini voleva un vincente del 2006, uno di quella generazione. Né io né lui sapevamo del contratto di Pirlo come ambasciatore di una società di scommesse russa. A quel punto ho detto: fermiamoci qua».

Dica la verità: quando è saltato fuori il problema, non si è mica disperato.«No, affatto. Però fino a quel momento ero stato leale con Maldini, anche se speravo lui convergesse sulla mia scelta.
Arrivati a un certo punto non puoi che dire: grazie e arrivederci. Io sono fatalista».

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