Lothar Matthaus ha parlato ai microfoni di Inter TV: l'ex centrocampista ha parlato del suo periodo all'Inter ma non solo
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INTER E MENTALITA'
Sul periodo all'Inter
“I quattro anni trascorsi all'Inter sono stati i migliori della mia carriera. Ho sentito tanto amore e rispetto qui, e i tifosi non hanno mai dimenticato gli anni che ho passato al Club, anche se è passato tanto tempo, l'Inter ha avuto tanti altri grandi giocatori e ha vinto tanti trofei da allora. Mi sono sempre sentito parte di questa famiglia, ed è per questo che dico che è stato il periodo migliore della mia carriera. Lavoravamo insieme come una squadra, potevamo parlare apertamente con l'allenatore e chiacchieravamo persino con i tifosi per strada o al ristorante. Quando si dice che l'Inter è una famiglia, è vero, lo dico con tutto il cuore. Sono orgoglioso di aver giocato qui e di poterlo raccontare ai miei figli e ai miei amici. L'Inter sarà sempre nel mio cuore. Sono tornato dopo tanti anni e sento ancora quella stessa sensazione di familiarità, proprio come quando giocavo qui. Le persone sono gentili e amichevoli, non solo nel Club ma anche allo stadio. Questi colori mi hanno sempre restituito tutto l'amore che ho dato loro"
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Mentalità
“Ho sviluppato la mia mentalità da bambino, perché giocavo sempre a calcio in salotto contro mio fratello maggiore. Lui aveva quattro anni più di me, quindi batterlo non era mai facile e dovevo sempre impegnarmi molto. Ho maturato quella mentalità e l'ho portata con me quando sono arrivato al Borussia Mönchengladbach, poi ho ritrovato la stessa mentalità al Bayern Monaco e in nazionale. Quando sono arrivato all'Inter, fin da subito dicevamo agli altri giocatori: giochiamo per arrivare primi. Dico "noi" perché intendo me e Andreas Brehme. Siamo arrivati qui insieme e, per me, lui non era solo un amico, era come un fratello. Volevamo dimostrare ai tedeschi che eravamo abbastanza bravi per giocare in Serie A, che all'epoca era il miglior campionato del mondo, e aiutare l'Inter a crescere. Quando siamo arrivati, volevamo chiarire che potevamo battere qualsiasi avversario. Per esempio, andavamo a giocare a Firenze o a Bologna e "zio" Bergomi diceva: "Dobbiamo stare attenti, sono molto forti in casa". Io rispondevo: "Zio, andiamo lì per vincere!" E ci siamo riusciti, abbiamo vinto 6-0 a Bologna".© RIPRODUZIONE RISERVATA
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