Netflix ha lanciato oggi la serie con protagonista Jose Mourinho. L'ex allenatore dell'Inter ha raccontato anche la sua esperienza in nerazzurro

CHELSEA E BARCELLONA

Col Chelsea? Io giocavo contro Roman, non contro la squadra o i ragazzi: contro di lui. Volevo vincere ma non era facile: quello era il mio Chelsea. Li spinsi al limite del sacrificio, nel lavoro di squadra e tattico. Per me fu bellissimo battere l'uomo che mi aveva cacciato: provai una sensazione speciale. Tornai a casa felice e lui triste: avevo bisogno di quella vendetta, il calcio appartiene a persone come me, gli altri sono intrusi.

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Il Barcellona era scaltro e poi aveva Messi: segnava gol come bere acqua. All'epoca i gol in trasferta valevano doppio: per questo al ritorno due gol sarebbero bastati. Per questo crearono un clima ostile nei miei confronti. La pressione era insostenibile. Se era già dura in 11, in 10 per un'ora ci diedero tutti per spacciati. Cosa dissi a Guardiola? Vincere così è facile, ma non vincerete.

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Se dovessi scegliere l'intervallo più emozionante della mia carriera, sceglierei quello. Parlai delle nostre famiglie, dei nostri figli, dei tifosi, della storia e di diventare leggenda: un discorso uscito diritto dal cuore. Vidi i ragazzi rientrare in campo con gli occhi lucidi: diedero tutti l'anima, non si trattava di giocare a calcio ma di resistere a un assedio. Il calcio è tribale: si soffre e si dà tutto. Quando il Barcellona segnò con Bojan pensavo che fosse finita. Passare quel turno è stato come vincere la finale: è stata la più bella sconfitta dellla mia carriera. Quell'Inter era incredibile, quei ragazzi erano speciali: non mi sono mai divertito con un gruppo come con quello. Ma nel postpartita fu dura: sapevo che sarei andato via".

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