Le parole dell'opinionista di Dazn sull'Inter e sulle avversarie scudetto
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Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex tecnico dell'Inter Andrea Stramaccioni ha parlato della prima giornata e delle impressioni avute dopo il primo turno:
Cosa l’ha impressionata di più?
«Dal vivo sono rimasto sorpreso dall’intensità e continuità della prestazione dei giallorossi: al 24 agosto è raro vedere una squadra giocare a questi ritmi per 90 minuti. Dybala ha creato tre assist in seguito a tre accelerazioni palla al piede e al 75’ ha effettuato una rincorsa difensiva andando a recuperare una palla sulla trequarti... In queste condizioni nella nostra Serie A diventa difficilissimo da arginare. E l’intesa con Malen è chimica calcistica naturale... Per i movimenti che fa diventa il destinatario ideale della creatività di Dybala. Non è usuale vedere tre assist fra gli stessi due giocatori. Kone è ad un livello mondiale, Rodrigo Mora ha caratteristiche che mancavano sulla trequarti sinistra. A questo aggiungerei la percezione di personalità, forza e solidità della “spina dorsale italiana”, con i rinnovi fortemente voluti da Gasperini di Mancini, Cristante e Pellegrini. Un blocco che prima del suo arrivo, da qualcuno dentro Trigoria, non veniva reputato così fondamentale per il futuro. E che invece io ritengo chiave in campo e nello spogliatoio».
Rispetto alla vigilia di questa prima giornata è cambiato qualcosa tra le favorite per la corsa scudetto?
«È presto, il mercato e le rose sono ancora da completare ma Inter e Roma sono partite fortissimo: idee di gioco chiare e definite. La squadra di Chivu è granitica, ha potenziato tutti i reparti, compreso l’attacco dove non è arrivato nessuno di nuovo: ma dove ho visto un Esposito cresciuto in personalità, consapevolezza e che è sempre più al centro di molti movimenti su cui l’Inter sembra essersi concentrata molto, portando a lavorare le punte affilate in verticale e sfruttando appieno le sue caratteristiche. In più la qualità del gioco in costruzione si avvale di giocatori come Akanji, Bastoni e Stones, tutti difensori molto abili a iniziare il gioco da dietro. Una rarità nella nostra Serie A. Attendendo di vedere all’opera Curtis Jones e Spence».
Come ha visto l’altra favorita per il titolo, il Napoli?
«Ha vinto su un campo non facile con una prestazione decisa dagli innesti e dalla determinazione nel cercare il successo. Esattamente come il Milan. È forte, ha spessore ed esperienza, poi con Alisson e Vergara ha acquisito fantasia e velocità. A centrocampo con il 4-3-3 un top parte fuori, e questa la vedo più come una risorsa che come un problema. Forse un attaccante con caratteristiche diverse da Hojlund può completare il reparto offensivo. E vedo anche un punto in cerca di conferme nel partner di Rahmani. Allegri sta lavorando molto su Marin, vedremo».
E il Milan?
«Mi sono piaciute due cose su tutte. In primo luogo l’atteggiamento senza palla della squadra, a lungo tema delle precedenti gestioni. Chiara l’idea di pressione alta moderna con sacrificio di tutti i giocatori nei duelli individuali, nessuno escluso, poi ci sarà da lavorare sui tempi e la durata perché nel finale la squadra è sembrata pagarla. Ma l’approccio mi piace. E poi la voglia di vincere passando da intensità e gioco, provando ad usare tutte le risorse a disposizione, dal lavoro su Chukwueze al coraggio con Cisse. Buona la prima ma il giudizio è sospeso perché ad Amorim mancano ancora tanti tasselli da vedere in campo, a partire dall’utilizzo pieno di Rabiot e Modric che entrando hanno cambiato la partita».
Capitolo Juventus.
«Ha sprecato tanto. Prima del gol poteva stare 3-0, ha creato moltissimo. Serve sicuramente un’altra punta ma attenzione, Kolo Muani è un giocatore che se ritrova fiducia e gol può fare la differenza».
Altre squadre che potrebbero emergere nella lotta al titolo?
«Seguo con attenzione il lavoro di Sarri a Bergamo. Dopo 10 anni di difesa a 3 sta portando una piccola rivoluzione tattica con il suo credo e la sua filosofia basata su principi di gioco e riferimenti ovviamente molto diversi dal passato. Non è facile e necessita di tempo e di fiducia da parte di tutti in quello che si fa. Lui è un Maestro e Bergamo e i Percassi sono l’ambiente ideale per fare calcio».
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