Le parole del presidente del Como in vista della gara di Champions di questa sera
VIDEO FCIN1908 / Rammarico Inter contro il Real Madrid: l'analisi di FcInter1908
Scegli Fcinter1908.it come tuo sito preferito su Google: clicca qui
Intervistato da Repubblica, il presidente del Como Suwarso ha parlato dell'esordio in Champions, ma anche del rapporto con Marotta e di Fabregas:
Presidente, il Como è pronto?
«Deve esserlo. Non sempre c'è una seconda possibilità».
La Champions basta godervela?
«La mentalità di Fabregas è pensare di poter vincere ogni partita. Poi sta alla realtà, alla fortuna, al mondo decidere cosa accade».
Il vostro allenatore ha detto che siete 5-6 anni in anticipo sui piani: siete arrivati in alto troppo presto?
«Dal punto di vista delle infrastrutture sì, la parte commerciale non è ancora pienamente sviluppata. Siamo una piccola città con un piccolo stadio, una partita a San Siro ne vale otto al Sinigaglia, in termini di ricavi, e i diritti tv premiano chi ha storia e titoli: sfidiamo dei giganti. In campo è più facile, se giochi bene vieni ricompensato, mentre per vendere il nostro merchandising dobbiamo essere in grado di produrlo e distribuirlo. Stiamo ancora recuperando il terreno».
Città piccola, stadio piccolo, platea di tifosi limitata: non siete già arrivati al limite del vostro possibile sviluppo?
«La base di tifosi locali, sì, è limitata, ma quella che possiamo coinvolgere a livello globale è illimitata. Dipende solo dalla nostra capacità di crescere attraverso marketing, branding e comunicazione. Prendiamo le vendite online: prima il bacino d'utenza era quasi soltanto Como e provincia, adesso rappresenta il 14% e le prime cinque città per ordinazioni sono Londra, Parigi, Roma, Milano e New York. Sui social abbiamo una crescita pazzesca perché raccontiamo una storia. Non parliamo soltanto di calcio, ma di chi siamo come persone, di chi siamo come luogo. Su YouTube si trovano piccoli documentari su Como, non interviste post-partita. È su questo che il calcio italiano dovrebbe puntare».
Vale a dire?
«Che cos'ha la Premier rispetto a noi? I soldi. Ma noi abbiamo storia, arte, cibo e passione. Squadre di città belle come Lecce o Salerno possono avere grande attrattiva».
I fatti però dicono che il calcio italiano è conciato piuttosto male.
«Sono cicli. In queste prime giornate abbiamo visto molti giovani interessanti come Cisse, Vergara, Lulli, Raimondo, un allenatore come Aquilani che propone un calcio attraente, partite eccitanti. Sono ottimista».
Il Como non rappresenta un'eccezione, nel nostro sistema calcio? Qualcuno è geloso di voi?
«Il Como senza il calcio italiano non è nessuno. Siamo nel sistema e ho rapporti d'amicizia con moltissimi colleghi, a partire da Marotta e De Laurentiis, che sono due visionari. Le cose stanno cambiando, Aquilani ha uno stile simile a quello di Fabregas».
A proposito di Fabregas: lui è allenatore, azionista, manager. Può esistere un Como senza di lui?
«Sono esistiti un Barcellona senza Cruyff, un Milan senza Sacchi, un'Inter senza Herrera. Chi resta in un club per sempre? Solo Ferguson ci è andato vicino. Cesc ha costruito per il club e non per sé stesso e la sua impronta resterà per sempre, ma verrà il giorno in cui se ne andrà e quando accadrà dovrà aiutarci a individuare il suo successore, perché altrimenti il metodo e i giocatori che ha portato qui andrebbero sprecati».
Il Como è da scudetto?
«Dopo tre partite? Questa è una stagione difficile, con tante prime volte per noi, compreso il peso del pronostico. Riusciremo a gestire tutto questo? Nessuno lo sa».
© RIPRODUZIONE RISERVATA