Il commento del giornalista alla prestazione dell'Inter e agli errori della difesa nerazzurra

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Della pesante sconfitta casalinga dell'Inter contro il Club Brugge ha parlato il giornalista Paolo Condò sulle pagine del Corriere della Sera:

Diventa difficile parlare di calcio quando il contesto viene così regolarmente inquinato da grossolani errori individuali. Dopo i due omaggi serviti al Real Madrid nel primo turno, l’Inter si ripete assistendo da lontano al coast to coast di Forbs sul quale Calhanoglu è costretto al fallo da rigore, e una volta riguadagnato l’1-1 è un’inspiegabile uscita di Martinez a spalancare la porta al secondo vantaggio di Tresoldi. Fanno quattro gol regalati in due partite — gli altri due non costituiscono reato perché subiti in situazione di bisogno, con la squadra sbilanciata alla ricerca del pari — un pedaggio che archivia almeno per ora il discorso della qualificazione diretta.

Condò

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In queste condizioni ha poco senso analizzare pregi e difetti delle prestazioni di Inter e Napoli — ci sono stati pure i pregi, sì… — perché se n’è andata a quel paese una delle caratteristiche precipue del nostro calcio: la capacità di competere, di rimanere concentrati 90 minuti, di restare cinici e gelidi, in una parola di non commettere errori. Se poi gli avversari mandano la palla all’incrocio, si applaude. In questo modo, invece, di solito le partite le vincevamo e adesso le perdiamo. Colpe individuali firmate però nel tempo da diverse individualità: e quindi il problema diventa collettivo. Zero punti dopo due turni per la prima e la seconda della scorsa serie A segnalano una congiuntura difficile, perché lo spazio per recuperare almeno il playoff c’è ma d’ora in poi non si può sbagliare più niente, e la cosa va intesa in senso letterale.

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