Lunga lettera di Ivan Zazzaroni a Beppe Marotta, direttore del Corriere dello Sport, pubblicata sul quotidiano di oggi: eccola

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Lunga lettera di Ivan Zazzaroni a Beppe Marotta, direttore del Corriere dello Sport, pubblicata sul quotidiano di oggi. Ecco il messaggio del giornalista al presidente dell'Inter dopo le ultime voci riguardanti il futuro della Federcalcio: "Beppe, ma che siamo nel feudalesimo? Beppe, ma che ci troviamo nella Ddr? Beppe, dov’è il cortocircuito, il punto di rottura, il blackout che ti porta a considerare la Lega padrona unica e incontrastata del calcio italiano? Beppe, la proprietà privata è sacra, ma il calcio, ce lo siamo detti tante volte, è di tutti e il sistema è sempre più importante dei capricci individuali. Come neanche quando da bambini bastavano due maglie per immaginare i pali di una porta e non ci chiedevamo se il terreno fosse scosceso, Beppe, te lo ricorderai, stai provando a portarti via il pallone perché non hai l’impressione che ti stiano facendo vincere.

Zazzaroni

MAROTTA ASSEMBLEA SOCI
INTER.IT

È il punto di vista, Beppe, che è viziato. Non devi vincere tu e non devono vincere i tuoi amici, deve risorgere il nostro calcio, allo stato in una condizione invereconda e quindi, Beppe, fatelo dire, così non si fa e questo ennesimo colpetto armato ai danni del presidente che avevi scelto tu insieme ad altre 18 società, lo stesso presidente che per troppa autonomia adesso ti è in uggia, imbarazza chiunque sia agnostico, ma mantiene una pur estenuata capacità di giudizio. Sei troppo duro, dirai.

E ti rispondo di no. Sono, siamo semplicemente stanchi. Sono oggettivo e con la stessa oggettività ti assicuro che non c’è l’ho con te, almeno credo – il dubbio ci tiene vivi e non siamo infallibili Beppe, lo hai dimenticato? – ma dimmi, di grazia, cosa deve fare il calcio italiano per far fallire? Fosti tu a indicare Giovanni Malagò come candidato alla presidenza federale e riuscisti addirittura a fargli avere un favore quasi unanime. Fosti tu a suggerirgli di dare a Paolo Maldini il ruolo di direttore generale e sappiamo bene come andò. Fosti tu a incazzarti perché Malagò ebbe l’ardire di preferire Mancini a Pirlo e a occhio, lasciami la libertà di pensarlo Beppe, è stato meglio così.

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Malagò non è un debole. È riuscito a vincere la sfida del pantouflage e quella della tessera, sciovolando purtroppo sul commissariamento di sé stesso quando avrebbe vinto di sicuro la partita. Malagò non è un debole perché non solo combatte l’opposizione insensata di Abodi e quella più coperta di un altro rilevante pezzo di governo, ma non è un pezzo soprattutto perché cerca di costruire.

Abbattere la casa è giusto? È ragionevole? Adesso però non ti sta più bene, Giovanni, perché non ha condiviso con te (e Percassi) la scelta del Mancini, ha fatto da solo con la Bianchedi, ha fatto altre due o tre scelte in piena autonomia, fors’anche sbagliando, ma era suo diritto. Ora Beppe, ti chiediamo almeno un’assunzione di responsabilità. Volete Galliani? Ditecelo. Uscite allo scoperto ed esci allo scoperto tu, caro Beppe, non nasconderti dietro a un «io non centro», «sono le componenti che non vogliono più votarlo» e altro. Avresti dovuto sapere con chi avevi a che fare. Il più vittorioso dirigente dello sport italiano non è per indole, storia personale, successi ottenuti sul campo, un cagnolino da riporto. Non lo era prima, non lo è oggi, non lo sarà domani. È uno che piuttosto se ne va e poi, beh poi Beppe, buona fortuna.

FC Internazionale v SSC Napoli - Marotta
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Ma fatti dire che contrastarlo con questi mezzucci non fa onore alla tua esperienza e neanche alla tua maturità. Malagò non vuole fare il burattino della Lega, prova a fare il presidente federale e a togliere un po’ di muffa da via Allegri. È stato chiamato per questo, non per servire. Non so se sia in grado di riuscirci, però so che quando ci si mette, di solito, vince. Mi dicono che avresti voluto l’avvocato Viglione come segretario generale e adesso rischi di ritrovarti senza sponde, ma se ne dicono tante e comunque, dovreste stare nella stessa squadra, non contare le truppe. Non ti rendi conto, Beppe, che così facendo la Lega di A rischia la spaccatura? È l’immagine che sta dando all’esterno il nostro calcio non ti fa riflettere? Abbiamo già dato troppi spunti per un pezzo comico, cerchiamo almeno di non precipitare nella farsa".

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