"Ignoravamo invece come il mondo arbitrale potesse muoversi su logiche a parte, per proprie logiche di potere", scrive Palmeri
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SFIDA MORALE
"Eravamo abituati al concetto di sudditanza psicologica verso le squadre, ma non verso il capo che dovrebbe essere rispettato, non temuto. Abituati a pensare attraverso il prisma del “che squadra vuole favorire”, ignoravamo invece come il mondo arbitrale potesse muoversi su logiche a parte, per proprie logiche di potere.
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Ma non è per quel motivo che sono là gli arbitri. E per conservare credibilità e fiducia, sarà meglio che loro e il prossimo designatore ricordino la ragione del loro ruolo: non soldi e potere, ma servire al meglio il gioco".
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