Battute, stoccate e non soltanto: scintille a Madrid tra José Mourinho e Cristian Chivu, ecco cosa c'è realmente dietro.

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VIDEO / Chivu: "Ma Mourinho voleva che l'Inter vincesse? Champions bastarda"

Battute, stoccate e non soltanto: scintille a Madrid tra José Mourinho e Cristian Chivu. Anche ieri i due non se le sono mandati a dire, alla vigilia dell'esordio in Champions League: ecco la ricostruzione di Repubblica.

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"L’ultima volta, Mourinho aveva parlato di Chivu senza nominarlo, col sorriso beffardo di chi si riferisce al ragazzo di bottega: «Mi sorprende quando un collega con poca storia guida un club importante», aveva detto lo scorso gennaio lo Special One, allora allenatore del Benfica. Chivu non aveva fatto finta di non sentire: «Dobbiamo guardarci anche dal rumore degli amici», aveva replicato, citando il «rumore dei nemici» del Vate di Setubal, e rivolgendogli quindi contro le sue stesse armi.

Chivu Madrid

FC Internazionale Press Conference
Getty Images

Lo stadio del Triplete

Al tempo Cristian, da allenatore, non aveva ancora vinto nulla fra gli adulti. Otto mesi dopo arriva a Madrid da campione d’Italia per una sfida da tragedia greca, destinato — sportivamente, s’intende — a uccidere il padre o a perire nell’agone. Ad aggiungere pathos alla partita fra Real Madrid e Inter di questa sera, che per entrambe le squadre inaugura la stagione di Champions, è il teatro della rappresentazione: quel Bernabeu dove, in una notte del maggio 2010, Chivu ha risposto per l’ultima volta agli ordini di Mourinho. La notte della doppietta di Milito, della coppa al cielo e del portoghese che si infila nell’auto di Florentino Perez, che così diventava il suo presidente e che è tornato a esserlo dopo una vita.

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La stoccata di Chivu a Mou

Oggi lo stadio è ancora più bello e moderno. Il Real Madrid è tanta roba e Mourinho è un vincente. È una persona speciale, mi ha dato una mano importante in un momento difficile della mia vita», dice Chivu. Il pensiero va all’incidente di Verona, alla paura di morire, al caschetto protettivo divenuto simbolo dello spirito di quella squadra da leggenda. Poi la stoccata: «Mourinho si dice sorpreso che l’Inter negli ultimi anni non abbia vinto una Champions? Se fosse successo, forse non gli avrebbe fatto piacere».

Cristian Chivu in conferenza stampa
Getty

La battuta di Mourinho

Nell’estate del 2025, dopo il divorzio dal Fenerbahçe, a Mourinho non sarebbe spiaciuto tornare all’Inter. Marotta, difendendo la scelta di Chivu, lo liquidò così: «Per la nostra panchina addirittura si evocava Mourinho, che con tutto il rispetto...». Come dire che aveva fatto il suo tempo. E invece il portoghese ha la possibilità di giocarsi un’altra — forse l’ultima — possibilità di mettere le mani sul trofeo più bello, che a lui come all’Inter manca da 16 anni. Per provarci ha Mbappé, Bellingham, Vinicius. Eppure, dopo la sconfitta di sabato col Betis in Liga, lamenta le troppe assenze, arrivando a immaginare che «il calendario della Champions lo abbia fatto un italiano». Chivu, senza Dimarco uscito zoppicante dalla partita vinta col Napoli, risponde a tono: «Avrei voluto anch’io un giorno in più per riposare». Schermaglie fra uomini nati agli estremi opposti d’Europa, e a diciassette anni di distanza, ma uniti dal gusto per la battuta, da una visione pragmatica del calcio e, per sempre, da quella notte di sedici anni fa. «Personalità forti, diverse ma simili», dice Wesley Sneijder, che di Chivu era compagno di stanza in ritiro e di Mourinho il pupillo. Caratteri destinati a fare scintille a ogni contatto. «Chivu è uno dei miei, gli voglio bene — ha detto José alla vigilia –. Abbiamo vissuto cose buone in campo e meno buone fuori, ma il rapporto è intatto. Ci abbracceremo prima della partita e anche dopo. In mezzo, voglio vincere».

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