Maicon, nel corso di un'ampia intervista a Prime Video, ha voluto ringraziare un ex allenatore italiano: "Mi ha cambiato la carriera"

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VIDEO FCIN1908 / Inter, l'arrivo di Maicon alla cena di Natale

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Lunga intervista di Maicon a Prime. Ai microfoni di Luca Toni, l'ex nerazzurro ha parlato anche del suo arrivo in Europa: "L'arrivo al Monaco? Non ho mai avuto paura di niente nella mia vita, potevo andare all'Espanyol ma il mio procuratore mi ha convinto di andare al Monaco perché Deschamps mi voleva. Poi ho avuto anche Guidolin, ha cambiato la mia carriera. Non l'ho raccontato a nessuno, avevo già firmato con l'Inter ma Guidolin, che lo sapeva, mi teneva un'ora in più ad allenarmi per migliorare la fase difensiva perché mi diceva che il calcio italiano era diverso. Lo ringrazierò per sempre, infatti la prima volta che ci siamo incontrati in Italia quando lui allenava l'Udinese gli ho dato la mia maglia"

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Inter

"Mi ricordo un Monaco-Lens, c'erano gli osservatori di Milan e Inter. Qualcuno del Monaco me lo disse, poi feci una partita clamorosa, gol e assist. Il mio procuratore mi ha detto di Inter e Milan, ho scelto l'Inter. Non ho mai parlato col Milan, magari il mio procuratore sì. Ho parlato con Oriali e Branca. Al Milan c'era Cafù? Era meglio scegliere l'Inter ma all'Inter c'era Zanetti che poi si è spostato dall'altra parte (ride, ndr). Alla fine è stata la scelta giusta"

Prima partita all'Inter e primo trofeo

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"Supercoppa contro la Roma. Arrivo e trofeo. Fare le scale per salire nello spogliatoio di San Siro… Lì mi son tremate le gambe. Da fuori ha già un impatto impressionante, se giochi bene allora ci puoi stare, se vai male puoi andare in difficoltà a San Siro. Ero in panchina, il primo tempo della Roma fu pauroso, non mi aspettavo di entrare, Mancini mi ha fatto scaldare e sono entrato, abbiamo ribaltato la partita, una cosa incredibile. Dal primo allenamento mi hanno abbracciato tutti, Zanetti è un capitano vero. Poi sono arrivati Ibra, Vieira, Maxwell, il livello si era alzato tantissimo, questo ha fatto la differenza. Julio Cesar mi ha aiutato, mi invitava a casa sua, poi Moratti per era un papà, impressionante, semplicità e un onore pazzeschi. Sa gestire le cose, una persona veramente perbene, è stato sempre vicino, anche nei momenti difficili, per una squadra è importante avere lì vicino il presidente. Non ho mai litigato con lui, secondo me lui non ha mai litigato con nessuno"

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