Il ricordo della Roma, la scelta del Real Madrid e l'Inter di Chivu: parla José Mourinho

Ludi

VIDEO FCIN1908 / Ludi: "Scudetto? Mai stato un obiettivo per noi. Paz straordinario"

TOTTI

Bartesaghi

VIDEO FCIN1908 / Bartesaghi: "Inter favorita per lo scudetto? Pensiamo a noi, abbiamo fiducia"

A Roma ormai sei secondo come idolo dopo Totti.

«Francesco non si capisce ancora, cioè non c'è dentro, non è dentro. Ha fatto cinquant'anni, è invecchiato anche lui».

Sì, lo so.

«Francesco non si tocca. Io non mi sento per niente né vicino a lui né il secondo che sta nel cuore della gente.

La Roma ha una storia bellissima, anche con pochi momenti di gloria, però una storia bellissima. Ha dei giocatori assolutamente storici. Me ne viene uno subito in testa: Bruno Conti, perché lo amo.

Io sono stato solamente uno che è stato lì, ha dato tutto e la gente ha capito che io ho dato tutto.

Come dicevo prima, la finale di Budapest, più che la finale vinta, è una finale che definisce chiaramente questo sentimento che loro hanno verso di me».

Anche Bruno è fuori, però in Europa, per esempio, questo rapporto con Bruno Conti e con i grandi miti delle squadre viene maggiormente coltivato. Nel senso che se sei una leggenda di un club, resti nel club. Penso a Di Stéfano qui, a Butragueño, piuttosto che ad altri.

«Non sempre».

Non sempre?

«Non sempre.

Io penso che il Real Madrid si definisca anche per la sua classe. Il Real Madrid è un club di classe. Quando guardi presidente, amministrazione, ambasciatori, è un club di grande classe che coltiva veramente questa cosa del rispetto massimo per la gente che lo merita.

Ovviamente esiste sempre questa situazione, che qualche volta sembra una contraddizione: è impossibile che un club apra la porta a tutte le vecchie glorie. È ovviamente difficile. Però ci sono club dove non è sempre così.

Io capisco la difficoltà anche dei grandi club con tante glorie e con tanta gente importante: non c'è spazio per tutti».

Che accoglienza ti aspetti all'Olimpico? Che striscione ci sarà scritto, secondo te?

«No, non mi aspetto...».

No, non ti aspetti? Striscioni no? Non ti aspetti niente, sicuro? Stanno preparando la curva?

«Mi aspetto rispetto. Mi aspetto rispetto. E niente.

Io ancora non ho iniziato a prepararmi per quella partita».

Capisco.

«No? Né dal punto di vista dell'allenatore, che deve giocare una partita importante, né dal punto di vista di un ex che torna a casa.

Non ho ancora pensato a questa cosa qua.

Mi devo difendere. Mi devo difendere e difendermi significa prepararmi nel miglior modo possibile per fare il mio lavoro bene.

Per fare il mio lavoro bene, mi devo concentrare su questo e devo cercare di dimenticare dove sono e contro chi gioco.

Io ho fatto questo con la Roma mai, però l'ho fatto con l'Inter qualche mese fa, l'ho fatto quando sono tornato al Chelsea».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti