Le parole dell'ex capitano dell'Inter al podcast The Long Game
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FAMIGLIA
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Mio padre faceva il muratore, mia madre era casalinga. Ho vissuto un'infanzia in cui vedevo i sacrifici che facevano e sono cresciuto con questa cultura della resilienza.
Anche se ero bambino vedevo le difficoltà che c'erano, però loro trovavano sempre la chiave giusta per ripartire. Sono cresciuto con questa forza mentale.
Mi è capitato da ragazzino di giocare nella squadra che tifavo in Argentina ed essere scartato perché ero piccolo, non crescevo ed ero molto magro. Mia mamma era disperata e mi portava in ospedale. Tutti le dicevano: “Signora, suo figlio è normalissimo, ha solo bisogno di tempo”.
Credo che questa sia stata per me un'insegnamento importante.
Poi, quando sono cresciuto e lavoravo con mio padre, mi fece una domanda: “Tu da grande che cosa vorresti fare?”. Io gli dissi: “Papà, tu sai che la mia passione è il calcio”.
Lui mi disse: “Perché non ci riprovi?”.
Quell'impulso, in quel momento, mi diede la forza per andare a fare un provino, trovare una squadra che credesse in me e da lì ripartì la mia carriera.
Durante il percorso hai avuto altri momenti in cui hai avuto bisogno di supporto?
Sì, soprattutto nei primi periodi all'Inter. Il nostro presidente faceva tanti investimenti, comprava grandi campioni, ma i risultati non arrivavano.
Era frustrante. Quando lavori bene, bene, bene e le cose non arrivano, continui a insistere. Io dicevo al presidente: “Se continuiamo a lavorare così, prima o poi il nostro momento deve arrivare”.
La costanza è soprattutto credere in quello che fai.
Però non è facile quando da fuori non c'è pazienza, soprattutto in Italia.
No. In una grande squadra non hai tempo. In quei momenti era difficile. Io ero il capitano e dovevo presentarmi sempre per primo davanti ai microfoni e spiegare la situazione, perché tutti chiedevano come fosse possibile che una squadra di campioni non vincesse il campionato.
Hai mai avuto momenti di sconforto in cui hai pensato “chi me l'ha fatto fare”?
Di momenti di delusione e sconforto ce ne sono stati tanti, però si riparte sempre.
Anche la famiglia ti ha aiutato?
La famiglia è fondamentale. Il supporto della famiglia è fondamentale. La famiglia c'è sempre, non sceglie il momento: c'è quando le cose vanno bene e quando vanno male.
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