Le parole dell'ex capitano dell'Inter al podcast The Long Game

Bartesaghi

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INFORTUNIO

Zielinski

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all'inizio pensi soltanto a giocare che la carriera va avanti, cerchi sempre di goderti il momento e di cercare di fare tutto con grandissima responsabilità mano che arriva quel momento lì. Ho vinto la Champions a 37 anni, era la mia ultima opportunità. Ho continuato a giocare perché mi sentivo bene. Faccio 39 anni, è l'unico infortunio grave della mia carriera che mi sono rotto il tendine d'Achille. Tutti lì pensavano, "Ok, e smette di giocare perché 39 anni come fa a recuperare? Io non volevo finire la carriera in questa maniera, volevo ancora almeno fare un'altra partita davanti ai miei tifosi a San Siro e poi sì recupero in tempo record 5 mesi e mezzo già son tornato in campo. Un infortunio che ci vogliono minimo 8 mesi. Entro mancano 10 minuti in una partita mi sento bene, finisce la partita. Mentre mi stavo facendo la doccia è stato il primo momento che dico questa è la mia ultima stagione. Potevo continuare perché facevo 40 anni, mi sentivo bene per continuare, però sempre mi ho detto meglio lasciare quando ancora stai bene

Come possiamo aiutare oggi i nostri figli, i giovani e i calciatori del futuro ad affrontare nel modo giusto le difficoltà? Perché forse se ne parla ancora troppo poco.

Capita che tanti pensino soltanto al fisico e nessuno pensi alla mente, che per me è la cosa più importante. Se tu stai bene mentalmente e sei forte mentalmente, poi fisicamente vai. La forza mentale è quella che ti permette anche di andare oltre i tuoi limiti.

Quindi anche il tuo infortunio è stato affrontato così?

Sì. Durante le partite capita di pensare: “Non ce la faccio più, sono morto, sono stanco”. Però ognuno di noi ha qualcosa dentro che ci fa andare oltre. E questo ti arriva prima dalla testa. Sono sicuro che a livello mentale si debba lavorare tantissimo. Prima non c'erano tanti strumenti, adesso credo che ce ne siano molti di più.

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