fcinter1908 news interviste Ausilio: “Errori e colpi: dico tutto. Barella non ha prezzo. Al posto di Dumfries…”

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Ausilio: “Errori e colpi: dico tutto. Barella non ha prezzo. Al posto di Dumfries…”

Daniele Vitiello
Daniele Vitiello Redattore/inviato 

"La mia prima partita allo stadio da dipendente dell'Inter era stata la finale di Parigi del 1998, ma ero il segretario del settore giovanile. La prima partita con la prima squadra, quindi al seguito della prima squadra, fu invece Kiev, quella famosa partita che poi diede la svolta".

Eri in panchina quella sera?

"No, in panchina c'era Branca. Se vuoi ti racconto una cosa bellissima: io ero in Brasile per incontrare Coutinho. Mi chiamano da Milano e mi dicono: "Guarda che Oriali non sta bene, Branca dovrà andare in panchina e il presidente vuole che tu faccia la trasferta."

Rispondo: "Ma sono in Brasile, come faccio ad arrivare?" Mi dissero: "Devi arrivare." Lascio i miei trentacinque gradi, le infradito e i bermuda. In Brasile le partite le vai a vedere così, non ci sono tanti formalismi. Poi guardo le temperature di Kiev e scopro che sarei passato da più trentacinque a meno dieci o meno quindici. Mi ricordo quelle immagini della panchina dove si vedevano solo gli occhi dei giocatori.

Allora vado dai magazzinieri e mi faccio dare guanti, sottomaglia, calzamaglia, tutto quello che poteva servire. Prendo il piumino più pesante che avevo. Arriviamo alla partita, mi carico addosso tutto questo equipaggiamento e all'ultimo momento scopro che la partita l'avrei vista da uno skybox a trenta gradi.

Ero insieme a Bedy Moratti. Sudavo. Avevo le bolle. Era tutta inesperienza.

Quella partita è diventata la gara che ha dato il via al Triplete. Ve ne rendeste conto subito oppure è una lettura fatta dopo?

Lì per lì no, anche se fu davvero importante. Forse con un pareggio saremmo usciti. Col senno di poi ci sono stati tanti altri momenti importanti. Però lo sliding door vero della Champions del Triplete secondo me è stato Kiev. Questa almeno è la mia opinione.