Volevo tornare al 2010. Balotelli è stato uno degli italiani più devastanti che abbia mai visto. Hai qualche rimpianto pensando alla sua carriera?
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Dipende.
Parliamo di un rimpianto per lui o di un rimpianto per il percorso di Balotelli?
Io l'ho seguito molto all'inizio perché ero responsabile del settore giovanile. Ho preso io Balotelli. Ovviamente quando si dice "ho preso io" c'è sempre dietro uno staff e un presidente che paga, però fui io ad andare fisicamente a fare la trattativa.
Quando arrivò all'Inter giocava già in prima squadra nel Lumezzane in C1.
Noi però volevamo fare un percorso educativo, aveva sedici anni. Lo mettemmo addirittura negli Allievi Under 16. Lui arrivò dicendo: "Ma io gioco già in prima squadra." E noi gli rispondemmo: "Qui la prima squadra è un'altra cosa. Inizia dall'Under 16 e dimostra di meritarti qualcosa di più." A dicembre dovemmo spostarlo subito in Primavera. Era impresentabile per manifesta superiorità. Diventava veramente imbarazzante farlo giocare contro gli altri. Passò in Primavera e anche lì sembrava superiore. Vincemmo lo Scudetto. Faceva gol con una facilità incredibile. Sembrava superiore anche a quel livello. Poi lo fece esordire Mancini.
Quindi è inevitabilmente un rimpianto?
"Come fa a non esserlo? Uno che ha avuto un inizio del genere, soprattutto negli anni con Mancini, lasciava pensare di essere il nuovo crack del calcio italiano. Probabilmente poi non ha mantenuto tutto quello che prometteva perché aveva altre distrazioni. Noi però abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare. Poi il salto in prima squadra richiede un ulteriore processo di crescita e di maturazione che lui probabilmente non ha completato".
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