A volte hai dovuto sacrificare talenti come Kovacic e Coutinho perché non potevi trattenerli.
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"Semplicemente meritavano palcoscenici diversi. Kovacic sembrava davvero uno su cui costruire l'Inter per dieci o quindici anni. Intanto era un ragazzo fantastico, veramente incredibile. Poi arriva il Real Madrid dopo poco tempo, forse un anno e mezzo, non ricordo esattamente, ma l'offerta fu importante e le necessità del club erano quelle. Fu venduto. Poi ha fatto una carriera pazzesca. Quattro Champions League, rimane il curriculum. Quando scopri qualcuno così è difficile lasciarlo andare, ma in quel momento era inevitabile.
E Coutinho? Prima raccontavi che eri in Brasile proprio per incontrarlo.
Coutinho venne scoperto che aveva sedici anni, ovviamente non poteva trasferirsi prima dei diciotto. Io lavoravo per Branca e anche lui si era innamorato di questo ragazzo. Andai più volte in Brasile durante quei due anni per seguirlo, incontrarlo, parlare con la famiglia. Volevamo fargli sentire che eravamo lì e che aspettavamo semplicemente il compimento dei diciotto anni per portarlo all'Inter.
Arrivò nell'Inter del post-Triplete, una squadra ancora forte, con tanti giocatori offensivi. Il primo anno lo fece con Benítez. Semplicemente non riuscì a trovare lo spazio che meritava. Fisicamente era ancora in una fase di crescita. Non era ancora pronto per quell'Inter. Poi arrivò il Liverpool con una buona offerta e venne venduto. Al Liverpool esplose. Poi passò al Barcellona. Successivamente la sua carriera entrò in una fase diversa. Ma il talento era evidente già da ragazzo".
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