Quando l'Italia è rimasta fuori dai Mondiali si è parlato molto del fatto che forse dovrebbero giocare più italiani e più giovani nelle squadre. È davvero così semplice?
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Ausilio: “Errori e colpi: dico tutto. Barella non ha prezzo. Al posto di Dumfries…”
"Qualche anno fa si poteva prendere qualche calciatore straniero, o anche italiano che aveva avuto almeno due anni continuativi di residenza all'estero, con uno sgravio fiscale sul contratto non da poco.
Sicuramente in quel periodo ci sono stati dei vantaggi di cui abbiamo beneficiato un po' tutti, anche noi. Abbiamo preso giocatori dall'estero con questo tipo di tassazione. Dumfries era uno di questi come altri. Questi calciatori hanno poi potuto continuare a muoversi liberamente in Italia approfittando di quella opportunità. Un'opportunità che oggi non si può più utilizzare. È stata messa da parte. Oggi bisogna puntare su altre cose.
Ma al di là delle singole idee, che sono tutte propositive e importanti, bisogna cominciare a fare un salto di qualità e ragionare soprattutto in Serie A, in Lega e in Federazione come sistema. Questo è il vero problema. Si ragiona ancora troppo a livello individuale. Si guarda troppo spesso a quello che può essere il beneficio personale di ogni singolo club. C'è chi ha paura di retrocedere, chi ha paura di perdere i diritti televisivi, chi ha paura di non incassare quello che vorrebbe incassare se ci fossero meno squadre. Non si ragiona mai da sistema. Non basta alzarsi al mattino e dire: "Ok, per migliorare facciamo questo". Basterebbe mettersi tutti insieme.
Quello che succede in Lega lo seguo poco perché non ho una frequentazione istituzionale. All'Inter se ne occupano altre persone. Però, da quanto ne so, il vero problema è proprio questo: non si ragiona da sistema.
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